Il Centro
RIJNSBURG



Terra di nessuno


E' consuetudine cercare l'origine leggendaria della geografia nel gesto coraggioso di Anassimandro, che per primo ebbe l'audacia di tracciare i confini dell'ecumene su una tavoletta.

Il limes - radice dell'atto di limitare, "definire", stabilire i "fines", i limiti di qualcosa - dal significato originario di "sentiero" passò col tempo ad indicare la strada militare con postazioni fortificate e torri di guardia penetranti talora in territorio nemico; passò poi ad indicare la linea di confine: originale aspetto militare di questo atto del pensiero.

Da sempre la descrizione di un territorio è stata pensiero sul confine: prima, confine fisico, evidente, "naturale" che separa stati e regioni, poi limite sempre più oscuro e liminale che divide etnie, norme, consuetudini e speranze di vita. Un effetto della deterritorializzazione sono, inibiti, i confini che attraversano sempre più l'interno dei nostri territori vicini, moltiplicandosi come una linea frattale e alterando il significato di "dentro" e "fuori", di "prossimo" e "lontano".
In ogni nostra città passa già la frontiera tra nord e sud del mondo, nel paesaggio un confine incerto che separa i segni della storia da quelli dell'industrializzazione che è già archeologia. Nelle scienze, infine, il limite disciplinare è un confine ormai da tempo abbandonato, sebbene un'alleanza tra i saperi rimanga ancora incerta.

Negli ultimi anni, a partire da un più ampio dibattito, si è sviluppata una riflessione sulle ragioni epistemologiche di quelle discipline che tradizionalmente lavoravano sulle forme del territorio. Urgenti quesiti circa i modi di pensare l'ambiente hanno poi finito per estendere il significato della riflessione.

Sono queste le ragioni per cui, nel campo del progetto e della pianificazione, sotto la spinta delle istanze ecologiche - ma anche sul piano della riflessione filosofica, delle scienze umane, della letteratura; nel terreno della riflessione sul fare artistico e dei nuovi linguaggi dell'arte, della parola poetica nel mondo dei media; nel "campo" della comunicazione, dell'esperienza "virtuale" e delle nuove "navigazioni" - il tema del confine, della linea che separa e che unisce, la nozione di una terra di mezzo che sia terra di nessuno, difficilmente normabile, diviene una metafora generativa: se territorio è l'insieme delle relazioni possibili, dei linguaggi e della comunicazione, praticare un confine significa percorrere il bordo sul quale le conoscenze si incontrano e attraverso il quale generano il contatto e la contaminazione identità particolari (sul piano psicologico, etnico, sessuale, etc.), confini, culture centrali e periferiche, opportunità e fecondità degli ibridi: in questo scenario, forse, una riflessione sul senso stesso dell'operare può schiudere altre opportunità, con la consapevolezza che il cammino si fa percorrendo un sentiero incerto che si chiude dietro i nostri passi.