Il Centro
RIJNSBURG



Pensiero della crisi

Limina


Nell'arte, nella scienza, nella riflessione filosofica, nel modo di intendere il fare politico e nei tentativi di costruire una effettiva democratizzazione del sapere, i problemi tradizionali incontrano uno sconvolgente ma anche seduttivo punto cruciale, di crisi, drammatizzato dal rapido e spesso incontrollabile mutamento dei contesti socio-politici, così come dal crollo di molte certezze ideologiche.

La carta geopolitica dell'Europa, (gli assetti nazionali, la ridistribuzione dei poteri, le nuove logiche giuridiche, politiche, economiche, i problemi di complessità e trasparenza nelle procedure decisionali), le carte false del nuovo ordine mondiale (migrazioni, fondamentalismi religiosi e ideologici, massacri in nome di un'appartenenza etnica, macro economie e micro sovranità popolari) impongono un profondo ripensamento, proprio in questo momento cruciale, dello stato generale del sapere.

Vecchi mercati che si riaprono e nuove frontiere che si chiudono. Per un muro che crolla, molte città che si dividono. Linee di confine interrate che riemergono. Frontiere che si spostano con armate, ambasciate e basi nucleari. Città che si riprendono il loro vecchio nome e nazioni che se ne inventano uno nuovo.

In questo territorio che è chiamato ad 'abitare' (attraversare, disegnare, rintracciare, curare radici, praticare innesti), un pensiero critico non può che vivere del suo nome e, quindi, della sua destinazione più propria.

Un pensiero che viva di "crisi"- spaccature, incrinature - che sappia, in un solo gesto, incidere su quegli stessi movimenti di crisi che va registrando.
Pratico degli interstizi, attestato sui margini, in equilibrio sul filo delle definizioni (e delle appartenenze).

E' un terreno in cui le radici sono spesso intricate, aeree, rampicanti. La pratica dei margini, in questo territorio, si muove prima di tutto sul margine stesso che unisce e divide identità, alterità e differenza, definizione e deriva, provenienza e approdo.